PRIMO APPUNTAMENTO:
Intorno a Le Sacre du Printemps incontro con Teodora e Agata Cestellucci – CUT (Centro Universitario Teatrale), h.11:00
CONTINUA METAMORFOSI
Il 9 maggio si è tenuto, presso il CUT di Catania, un interessante momento di confronto tra la professoressa Laura Pernice e due delle autrici di Le Sacre du Printemps, andato in scena l’8 maggio al Teatro Sangiorgi di Catania. La produzione porta la firma del collettivo Dewey Dell — fondato nel 2006 dai fratelli Castellucci — che prende il nome dall’omonima personaggia del romanzo Mentre morivo di William Faulkner. Il gruppo si distingue per la spiccata sensibilità nei confronti di questi antropologiche e ambientali che forte emerge nella creazione performativa, incentrata su una ricerca visiva definibile come “tana kafkiana” delle immagini.
La rilettura de La Sagra della Primavera, già presentata nel 2023 alla Triennale di Milano, si discosta dalla versione originale di Stravinskij e Nijinskij per esplorare la danza come atto di metamorfosi corporea: una propiziazione della vita al limite con la morte. Qui, il legame con la tradizione viene volutamente messo da parte, sia sul piano coreografico che drammaturgico. Unico richiamo rimane la figura dell’”eletta” che, se nella versione originaria è destinata al sacrificio, in questa si trasforma in più esseri del mondo naturale che ciclicamente nascono e periscono.
La struttura dello spettacolo si articola in due sezioni. Il primo, definito “microscopico”, si svolge in un luogo sicuro: la tana. Il secondo, intitolato “figura umana”, introduce il personaggio dell’apicoltore e affronta il tema della decomposizione dell’uomo che tenta di dominare il regno animale. L’intera opera è un continuo gioco di presupposizione di imitazione e metamorfosi, in cui la vaghezza nei confronti dell’identificazione diventa lo strumento principe, conducendo lo spettatore in un viaggio di ulteriore stupore dato da quell’ “incertezza”.

Foto di Simone Greco
Dal punto di vista del movimento, ha spiegato Agata, la danza è come mossa dalle viscere dei loro corpi la cui biomeccanica cambia adattandosi agli involucri-costumi voluminosi e rigidi. È ravvisabile una serie di suggestioni più o meno intercettabili legate al primo Novecento – da Loie Füller al cinema muto – e, invece, sono presenti tricks di breakdance che restituiscono una potenza visiva in contrapposizione alla leggerezza dei movimenti aerei dei tessuti. Si delinea così una corporeità inedita data dalla decentralizzazione di quella umana e dall’ispirazione a quella animale.
Il paesaggio sonoro, oscillando tra estremi di “pianissimo” e “fortissimo”, ha generato nello spettatore un senso di soggezione e tensione. Attraverso la metafora della metamorfosi, Le Sacre du Printemps racconta così una possibile armonia con tutto ciò che ci circonda: una ricerca verso quel confine di cambiamento entro cui possiamo aprirci all’altro senza soffrire, un qualcosa che finisce e rinasce costantemente, una cultura quasi “bambina” che è eterno contrasto tra il credere e il non farlo.
Report di Daria Massa
SECONDO APPUNTAMENTO:
Sharing FICWorkshop Modulo B con Aya Misaki (Edward Clug repertoire) e Fernando Roldán Ferrer (Roberto Zappalà repertoire) – ScenarioLab, 15:30.
CORPI IN DIALOGO, TRA INSTABILITÀ E SORPRESA
Lo sharing del Modulo B del FIC Workshop ha offerto un’immersione intensa in due visioni coreografiche profondamente diverse.
Aya Misaki, ex danzatrice del Nederlands Dans Theater, ha proposto un lavoro tratto dal repertorio di Edward Clugfatto di movimenti imprevedibili e incastonati in una partitura musicale precisa, sfuggenti a ogni possibile anticipazione. La volontà del coreografo, come suggerisce Misaki, è di coltivare dietro a ogni movimento il proprio “bambino interiore” rompendo ogni aspettativa. Ogni gesto della sequenza studiata sembrava parte di un flusso inaspettato e dinamico, dove ogni apparente interruzione era già inizio del movimento successivo.
Fernando Roldán Ferrer, danzatore della Compagnia Zappalà Danza dal 2008, ha invece guidato i partecipanti nello studio di un estratto di Brother to Brother, nuova creazione di Roberto Zappalà. Il lavoro mette in dialogo Etna e Fuji, simboli di due diverse culture che si incontrano nel movimento e nella musica. I corpi, spinti verso il basso, cercavano intenzionalmente l’instabilità attraverso movimenti sporchi ma precisi perché voluti. Attraverso la trasmissione della sequenza coreografica, l’obiettivo è stato anche quello di immergersi quell’ascolto profondo di sé proprio del linguaggio MoDem della compagnia. Un incontro che ha lasciato il segno, mostrando quanto la danza possa diventare territorio di ricerca, divertimento e identità.
Report di Sara Chiarello
- Foto di Simone Greco
- Foto di Simone Greco
TERZO APPUNTAMENTO:
Tecnologia della Rivoluzione. Progresso e battaglie sociali dal microonde all’intelligenza artificiale, incontro con l’autrice Diletta Huyskes – ISOLA, h.18:00
RIPENSARE LA TECNOLOGIA
Si è svolto ieri presso Isola Catania l’incontro per la presentazione del libro Tecnologia della Rivoluzione. Progresso e battaglie sociali dal microonde all’intelligenza artificiale di Diletta Huyskes, ricercatrice attiva nei campi dell’etica, della cultura, del design e degli impatti sociali della tecnologia e dell’intelligenza artificiale.
Il testo presentato si propone di far conoscere in Italia l’intersezione di approcci filosofici e sociologici sulla tecnologia ad un pubblico più ampio. In particolare, Huyskes ha parlato dell’inversione tra problemi e soluzioni, rilevando come spesso oggi si sviluppino tecnologie senza una reale comprensione dei bisogni da soddisfare. Durante l’incontro, l’autrice ha criticato l’idea diffusa della tecnologia come elemento neutro mettendone, invece, in luce il carattere profondamente politico e sociale.
Ha evidenziato come anche le scelte progettuali più semplici possano contribuire a accrescere le disuguaglianze di classe, favorendo determinati gruppi a discapito di altri. L’aspetto centrale dell’intervento è stato proprio il rapporto tra tecnologia, disuguaglianza (economica ed etnica) e questioni genere. L’autrice ha analizzato come anche oggetti di uso quotidiano, come un microonde, possano riflettere stereotipi culturali, attraverso scelte progettuali basate su idealizzazioni dei ruoli femminili e maschili. Questo esempio è stato messo in parallelo con le tecnologie più avanzate, come l’intelligenza artificiale, che spesso vengono sviluppate senza considerare i loro impatti sociali, culturali o ambientali. Huyskes ha sottolineato l’importanza di affiancare alla “sicurezza tecnica” una vera e propria “affidabilità sociale”.
Secondo l’autrice, sebbene la tecnologia nasca da bisogni concreti, oggi il suo sviluppo è troppo spesso orientato da logiche di profitto e potere. Tuttavia, ha ribadito l’esistenza della possibilità e della necessità di reindirizzare consapevolmente il progresso tecnologico verso l’uguaglianza, l’inclusione e la giustizia sociale. In chiusura, ha invitato il pubblico a considerare il design tecnologico come un atto politico, capace di restituire voce e visibilità a soggetti storicamente esclusi.
Testo di Bianca Ghezzi

Foto di Alessia Passeri
QUARTO APPUNTAMENTO:
Pâtàpain#3 | MoDem PRO/ CZD2 e Hugo Ticciati & Ensemble del Conservatorio Vincenzo Bellini – Teatro Massimo Bellini, h.21:00
PATAPAIN#3: Un incontro tra giovani artisti
Venerdì 9 maggio, il Teatro Massimo Bellini di Catania ha ospitato una serata che ha unito il talento di vari giovani artisti. A esibirsi sul palco i danzatori del percorso MoDem Pro e della Compagnia Zappalà Danza 2, accompagnati dall’Ensemble del Conservatorio Vincenzo Bellini di Catania, diretto dal maestro Hugo Ticciati. La musica dal vivo è stata una componente di forte impatto: I musicisti hanno eseguito composizioni con una tale precisione da risultare in piena armonia con i movimenti dei danzatori. Le coreografie, coordinate dal maestro Enrico Musmeci, hanno rivelato una dinamicità sempre costante con continue entrate e uscite dalla scena, assoli e giochi di gruppo, sempre ben organizzate nonostante l’elevato numero di interpreti. Emerge un dialogo tra musica e corpo tutto fluido e suggestivo, rendendo l’intera performance organica. L’impatto visivo è stato amplificato dall’uso delle luci e dei costumi: dopo una prima parte dominata dal nero dei costumi (a eccezione di qualche bianco in contrappunto) e da una luce fatta per accompagnare i corpi dei danzatori, l’apparizione finale degli abiti colorati, illuminati da luci calde e intense, ha definitivamente unito corpi e musica. Pâtàpain#3 è una performance piena di energia e ben strutturata. Un inno alla gioventù frutto di una collaborazione tra giovani, anzi giovanissimi, talenti.
Testo di Alessia Passeri

Foto di Bianca Ghezzi
Testi di Daria Massa, Sara Chiarello, Bianca Ghezzi e Alessia Passeri
Supervisione dei testi di Sofia Bordieri e Marco Fichera








