PRIMO APPUNTAMENTO:
Sharing FICWorkshop Modulo A con Vincenzo De Rosa (Jacopo Godani repertoire) e Guy Nader, Maria Campos (GN | MC repertoire) – ScenarioLab, 15:30.
Dentro il Catania Contemporanea FIC Festival: Tecnica, Energia e Fiducia
Sabato si è concluso il Modulo A del FIC workshop organizzato da ocram dance movement con lo sharing proposto prima da Vincenzo De Rosa (repertorio Jacopo Godani) seguito da GN|MC (Guy Nader e Maria Campos).
Subito l’atmosfera si è accesa con tre gruppi di danzatori che si sono alternati senza sosta, creando un flusso continuo e dinamico. Il primo gruppo è entrato con una sequenza tecnica ricca di virtuosismi, in cui le mani diventano focus principale. Il secondo gruppo si è intrecciato al primo alternando insieme sequenze modulari con contrasti dinamici. La coreografia si è poi spostata al pavimento in un lavoro di floorwork fluido e controllato, spinto da una musica elettronica per seguire schemi spaziali precisi. Qui sono emerse le sequenze a canone creando un effetto a incastro. Il lavoro di Godani ci mostra come si può fondere tecnica rigorosa e sperimentazione.

Foto di Vittoria Interligi
Il focus è cambiato con la restituzione di Nader e Campos dedicata alla tecnica di partnering. Nessuna esibizione ma una classe aperta incentrata sulla relazione fisica: peso, gravità e fiducia sono state le parole chiave.
I danzatori hanno sperimentato in coppia e in gruppo, con pratiche di lifting e sospensioni che richiedono un ascolto sempre aperto e un abbandono del peso corporeo. Il lavoro mette al centro la fiducia reciproca e l’equilibrio tra controllo e rilassamento, ma soprattutto l’esplorazione dello spazio tutto, dalla terra fino a ogni punto raggiungibile.
A seguire abbiamo ascoltato una breve intervista (curata da Elettra Giunta) che ci ha permesso di conoscere meglio De Rosa, Nader e Campos. Due approcci diversi: la precisione e l’energia tecnica del repertorio di Godani e la ricerca sul contatto e sulla fiducia di Nader e Campos. Un viaggio tra controllo e abbandono, tra disciplina e ascolto.
Quello che resta è chiaro a chi guarda: la danza oggi vive nell’equilibrio tra tecnica e relazione.

Foto di Vittoria Interligi
SECONDO APPUNTAMENTO:
Othello 2.0 | Ballett Kiel – Teatro Massimo Bellini, h. 17:30
Il volto fisico della tragedia
Abbiamo visto Othello 2.0, in scena dal 2 all’8 maggio nell’ambito della programmazione Opera e Balletto del Teatro Massimo Bellini, incrociato con il FIC Fest. Un albero rosso (proiettato in video), una panchina al centro e i danzatori già sul palcoscenico, Othello 2.0 è un balletto firmato da Amilcar Moret Gonzalez che rilegge la tragedia shakespeariana in chiave contemporanea.
Ambientato nella Parigi di oggi, lo spettacolo affronta grandi temi – gelosia, razzismo, esclusione e femminicidio – con una danza che dalla tecnica accademica classica e neoclassica coabita e si contamina con forme di movimento moderno. I corpi si muovono tra controllo e abbandono, passione e distanza, in cui ogni passo diventa parola, ogni gesto emozione. Le luci, i pannelli mobili e le scenografie di Eva Adler modellano lo spazio come un organismo vivo, mentre i costumi essenziali di Angelo Alberto amplificano il dinamismo dei corpi, rivelando e nascondendo, definendo identità e tensioni.
Il primo atto alterna duetti lirici e fisici, assoli densi di interiorità, un’esplorazione di amori nascosti e fragilità esposte, fino a un’esplosione corale dove la danza diventa urlo e carne viva. Il movimento si fa fluido e poetico, poi spezzato e nervoso, in una metamorfosi che riflette le emozioni. Il passo a due finale, davanti alla proiezione de Gli Amanti di Magritte, è sospeso tra desiderio e presagio.
Nel secondo atto, la danza diventa sempre più pantomimica e quindi narrativa: contrasti di dinamiche, assoli e passi a due che svelano dubbi, rabbia e ossessione. Tra la camera da letto, il Louvre e la Torre Eiffel (questi due proiettati in video), Otello si isola consumato dal sospetto. La coreografia si stringe, mentre il quadro del primo atto ritorna, ora con uno specchio.
Il pas de deux finale è una danza della fine: lui la rifiuta, la uccide e si toglie la vita dopo averne scoperto l’innocenza. La tragedia si compie. Le musiche evocative di Ezio Bosso, Max Richter e Antonio Vivaldi accompagnano ogni momento, sostenendo e contrapponendosi al movimento, dando respiro o tensione, esaltando il ritmo emotivo della scena.
Visto con il secondo cast, Ricardo Urbina (Otello), Marina Kadyrkulova (Desdemona), Vitralii Netrunenko (Iago), Gulzira Zhantemir (Emilia) e il corpo di ballo del Ballett Kiel, Othello 2.0 è un racconto visivo potente e attuale, con una danza che racconta, denuncia, scuote, e rende Shakespeare più vivo che mai.

Foto di Sara Di Blasi
Report di Daria Massa
Testo di Sara Chiarello
Supervisione di Sofia Bordieri e Marco Fichera






