PRIMO APPUNTAMENTO:
Tavolo 19 | Lunella Cherchi
Caronte | Camilla Montesi
Scenario Pubblico, h. 18:30
Nel buio del ricordo: la danza sospesa di una vita
Un video d’archivio di famiglia (editato da Carlotta Borroni che restituisce una forte nota nostalgica) proiettato tra due pannelli e un abito sospeso in aria danno inizio allo spettacolo. Tavolo 19 è un lavoro che esplora con delicatezza il confine tra memoria e morte. Lunella Cherchi appare in scena iniziando un rito misterioso tra un grosso recipiente e un gioco di luci e riflessi. La danzatrice incarna da lì in poi una donna-marionetta, simbolo di una vita che implode nei ricordi, in bilico tra riso e pianto in un movimento meccanico, chiaro, quasi mimico tanto spettrale da ipnotizzare profondamente. I continui cambi di costume (dal nero iniziale a una tuta rossa integrale fino a un fantasmatico abito bianco) scandiscono il tempo della performance.
La scena è intima, familiare, attraversata da una nostalgia profonda che evoca i momenti condivisi del Sud Italia, in particolare di Napoli. L’atmosfera onirica è arricchita dalle musiche di Alessio Sanna che culminano in una struggente canzone napoletana che parla di famiglia e morte. La regia essenziale di Susanna Mannelli restituisce un’intimità profonda e delicata: è come se la danzatrice fosse spiata dallo spettatore attraverso il buco di una serratura. Napoli diventa più che sfondo: è corpo vivo, contrasto continuo tra sacro e quotidiano. Il movimento si fa linguaggio autobiografico, lontano dalla narrazione, vicino al vissuto.
La performance colpisce nei suoi momenti più autentici, un’opera poetica e sincera che invita a riflettere sul ricordo come atto vitale. L’immagine della donna-marionetta apre a una riflessione toccante sull’identità e sull’ultimo istante della vita. Una performance ipnotica, che scava dentro senza bisogno di parole.

Foto di Daria Massa
Caronte: il corpo come passaggio, il gesto come resistenza
Caronte di Camilla Montesi è un assolo potente e lirico che trasforma la figura mitologica in simbolo di transizione interiore. Lontano da ogni retorica infernale, lo spettacolo esplora il confine tra mente e corpo, tra resistenza e abbandono. All’inizio l’interprete non mostra il volto (perché di schiena) attraversando posture e gestualità che sospendono l’identità e intensificano il mistero. Col procedere dell’azione lo sguardo dell’interprete diventa attivo, penetrante, quasi portatore di un’energia autonoma. Montesi attraversa lo spazio con una qualità di movimento precisa, profonda, sempre controllata ma mai rigida: una dinamica corporea forte e decisa. A tratti sembra posseduta da una forza esterna che la attraversa, rendendo ogni gesto necessario, inevitabile. Gli oggetti in scena – una piscina gonfiabile e un casco – diventano metafore leggere e ironiche della condizione umana. La musica di Michele Uccheddu e le luci di Alessia Cimarelli amplificano l’intensità emotiva.
Caronte non racconta, ma fa vivere un passaggio, una perdita, un desiderio. Un lavoro delicato, inquieto, capace di farsi rito silenzioso. Un atto di resistenza contro il giudizio e la paura dello sguardo altrui.

Foto di Daria Massa
SECONDO APPUNTAMENTO:
CATANIA TVB | Associazione Musicale Etnea
Fondazione Brodbeck, h. 20:30
SCATTI SENZA FILTRI…TRANNE QUELLO DELLA REALTÀ
Nel cuore pulsante di Catania, la mostra Catania TVB presso la Fondazione Brodbeck si è rivelata un viaggio emozionale nell’anima della città. Le fotografie di Daniele Vita, intrecciate ai suoni di Vittorio Auteri, Puccio Castrogiovanni e al violoncello di Chiara Giommarresi, raccontano la quotidianità con occhi innocenti, come quelli di Paolino (signore catanese che vaga per la città noto per la sua abitudine di dire “Ti voglio bene”), simbolo di una Catania semplice e vera. Biagio Guerrera, con i suoi versi in catanese, dà voce a un monologo tutto in dialetto siciliano.
Questo progetto è più di un concerto: è un atto d’amore verso una città spesso fraintesa, ma profondamente umana. I volti, i gesti, i giochi dei bambini rivelano un tessuto sociale fatto di inclusione e dignità. La seconda parte del lavoro restituisce un sincero approfondimento sul quartiere di San Berillo e i suoi nuovi abitanti immigrati ormai da diversi anni. La fine è tutta nella festa di Sant’Agata dove l’unione si fa visibile, come un abbraccio collettivo.
Catania TVB ci ricorda che dietro ogni città c’è un cuore che batte per tutti. Come l’Etna e il mare, Catania abbraccia e accoglie.
- Foto di Eros Brancaleon
Per l’occasione abbiamo anche visitato la mostra An Interspecies Journey di Barbara Cammarata, a cura di Cesare Biasini Selvaggi e Patrizia Monterosso.

Foto di Alfio Garozzo
Testi di Sara Di Blasi
Report di Diletta Di Benedetto
Supervisione di Sofia Bordieri e Marco Fichera







