5 maggio
Open Door – CUT (Centro Universitario Teatrale), h. 18:30
Imago #1 | Compagnia Petranuradanza/ Salvatore Romania e Laura Odierna
Dopo l’incontro abbiamo intervistato il coreografo con alcune domande sul lavoro.
Il processo creativo dell’opera è stato lineare o segmentato nel tempo?
Ho cominciato a pensare a questo lavoro già da settembre, finendo poi per fare tutt’altro rispetto a ciò che avevo inizialmente ideato. Nella creazione di Imago #1 l’intento era infatti quello di comporre ciò che sentivo sul momento, per poi definirlo gradualmente.
Imago #1 si relaziona in qualche modo alle tue opere precedenti?
No, non c’è alcuna relazione. Mi piace molto lavorare su ciò che accade sul momento, addentrandomi in un vero e proprio viaggio dentro la creatività.
C’è un messaggio che sperate il pubblico porti con sé?
Più che un messaggio estetico vorrei si percepisse una sensazione che coinvolge il pubblico, permettendogli non di ammirare ciò che si svolge sulla scena ma di sentirlo realmente.
Intervista di Simone Greco

Foto di Sara Di Blasi
6 maggio
PRIMO APPUNTAMENTO:
Open Door – Scenario Pubblico, h. 18:30
En attendant TheoDora | Amalia Borsellino/Collettivo Sicily Made
Dopo l’incontro abbiamo intervistato i danzatori con alcune domande sul lavoro
Com’è nata l’idea di questo progetto e cosa ti ha spinto a scegliere proprio Henriette Theodora Markovitch come soggetto da rappresentare?
Tutto è iniziato nel 2020, quando una cara amica fotografa mi ha inviato un breve testo che parlava della figura di Theodora Markovitch. Mi ha affascinata fin da subito il fatto che, tra le tante donne che hanno gravitato attorno a Picasso, lei è l’unica ad essere stata un’artista già affermata, con una sua storia e una forza interiore ben definita, il che mi ha spinta a portarla nel mio lavoro creativo.
Come hai scelto i costumi per la performance? C’è un legame con la figura di Theodora?
Theodora viene spesso descritta come una donna che vestiva sempre di nero, per cui la prima cosa concreta che ho trovato è stata quella pelliccia nera che mi riportava visivamente sia agli anni Trenta, sia a qualcosa di animalesco. Un’immagine dalla quale sono nati anche i capelli davanti al viso.
La giacca con le paillettes argentate, invece, l’ho scelta per dare una mia rilettura personale rappresentando una doppia anima che da una parte appare come qualcosa di più astratto, legato alla fotografia, all’immagine, dall’altra diventa la personificazione più evidente di una donna con un suo passato e una sua profondità.
In che modo l’immagine del corpo di Theodora ha influenzato il tuo corpo in scena?
Il corpo di Teodora non saprei definirlo con precisione. La ricerca è partita soprattutto dall’osservazione delle sue fotografie. Ciò che mi colpiva molto è stato l’effetto della macchina fotografica che distorceva il punto di vista. Questo mi ha fatto capire fin da subito che anche il mio movimento doveva essere non lineare, non didascalico, non convenzionale. Così ho iniziato a pensare a un corpo surreale e cubista linguaggi che appartengono al vissuto di Theodora.
Anche se le fotografie di Dora Maar non sono cubiste, quel linguaggio appartiene alla sua storia e al suo vissuto: l’idea di destrutturare la figura mi affascinava. Ho quindi lavorato su un movimento che si ripete che può toccare e attraversare tutte le parti del corpo. Da lì è partito il lavoro tecnico e fisico sugli appoggi, su cosa mettere a terra, su quanto il corpo sfiora il pavimento oppure no. Ho lavorato poi sulla qualità del gesto – partendo dai movimenti suggeriti dalle fotografie – e cercando di capire cosa venisse prima, cosa ci fosse dietro e come potesse evolversi.
Nella seconda parte dello spettacolo assumo, invece, una presenza più umana. Ho scelto dinamiche più decise, più marcate, più rapide che associo a lei perché veniva spesso descritta come una figura perfettamente ordinata, sempre controllata e posata, molto composta, elegante nei gesti e con mani raffinate.
Un breve messaggio per il pubblico
Anche se non ho raccontato la storia di Dora Maar in modo lineare o didascalico, spero che questa artista quasi dimenticata – se non per la sua relazione amorosa con Picasso – vi abbia incuriosito.
Intervista di Alessia Passeri

Foto di Ylenia Cinquemani
SECONDO APPUNTAMENTO:
Decisione Consapevole | Roberto Tedesco/Körper
Scenario Pubblico, h. 21:00
Il confine tra isolamento e connessione
Tra le possibili letture di Decisione Consapevole di Roberto Tedesco/Körper quella che più emerge è la complessità delle scelte individuali e collettive.
La scena, delimitata da un tappeto azzurro, si presenta come un luogo separato dal reale, una dimensione altra in cui i danzatori (Mattias Amadori, Eleonora Dominici, Laila Luchetta Lovino, Francesco Misceo) appaiono in costante trasformazione, attraversando solitudini e dinamiche di gruppo. Il movimento è sezionato, secco, isolato ma alternato a forme rotonde e fluide, amplificato dalle espressioni facciali dei danzatori che parlano, gridano e utilizzano la voce come ulteriore strumento espressivo.
La luce è un elemento chiave che avvia e/o accompagna ogni modulo: nei momenti intensi si fa fredda e pulsante, mentre in altri passaggi assume tonalità calde e avvolgenti. Anche la musica gioca la sua parte nell’accentuare i ritmi, dialogando costantemente con le luci. I costumi, semplici ma distinti – pantaloni color sabbia e magliette di colori diversi per ogni danzatore e danzatrice – sottolineano la connessione tra i vari interpreti ma allo stesso tempo la singolarità di ciascuno.
Un momento di forte impatto si ha quando due danzatori appaiono nudi, un gesto simbolico di vulnerabilità che riporta il corpo alla sua essenza, privo di pudore e spogliato da ogni sovrastruttura estetica e sociale.

Foto di Ylenia Cinquemani
Interviste di Simone Greco e Alessia Passeri
Testo di Vittoria Interligi
Supervisione di Sofia Bordieri e Marco Fichera





