PRIMO APPUNTAMENTO:
Lezione – incontro La poetica dello spazio con Virgilio Sieni – CUT (Centro Universitario Teatrale), h. 12:00
Perché avete scelto di realizzare un omaggio a Ezio Bosso e come la sua musica ha influenzato la costruzione coreografica?
A scegliere le musiche di Ezio Bosso è stato il violoncellista Mario Brunello, poiché i due avevano collaborato. Il mio lavoro è stato quello di entrare nella musica a un livello intimo, amichevole; come se ogni nota fosse una molecola e dovessimo incorporarle tutte una ad una.
Perché il titolo Un Amico? A cosa si riferisce?
Inevitabilmente si riferisce all’amicizia tra Brunello e Bosso, quindi anche il lavoro è una continua ricerca di quel legame. Tutto ciò è chiaramente leggibile nelle relazioni che hanno i corpi in scena.
Cosa vorrebbe potesse portare con sé lo spettatore dopo la visione dello spettacolo?
Vorrei che al pubblico restasse il desiderio di sentirsi vivi, di abitare un corpo e la voglia di far parte dei fatti della vita senza mai rimanere osservatori passivi.
Intervista di Daria Massa

Foto di Erika Carbone
SECONDO APPUNTAMENTO:
Un amico. Omaggio al mondo della musica di Ezio Bosso | Compagnia Virgilio Sieni e Mario Brunello – Teatro Massimo Bellini, h.17:30.
Quando l’essenzialità diventa assenza
Un amico è un lavoro coreografico e musicale nato dalla collaborazione di Virgilio Sieni e Mario Brunello. Lo spettacolo è un omaggio all’amico Ezio Bosso – che diventa come una presenza silenziosa in scena – e al suo mondo musicale che viene vissuto e attraversato da Sieni stesso in apertura e poi dai corpi dei danzatori, Jari Boldrini, Maurizio Giunti, Andrea Palumbo, Valentina Squarzoni, Linda Vinattieri.
La scena minimale diventa spazio di memoria, dove il corpo danza il ricordo di Ezio: un violoncello e un pianoforte abitano il palcoscenico senza altri elementi. I gesti essenziali e ripetitivi (il movimento delle mani è spesso prediletto) sono avvolti da luci calde e soffuse. I costumi, prima dai colori vivaci e brillanti e dopo caldi e opachi, contribuiscono a costruire un “ambiente visivo” sempre essenziale e fluidamente articolato. Componente fondamentale è la musica, intensa e variegata nelle tonalità, capace di arrivare fortemente allo spettatore travolgendolo. Un amico celebra un’amicizia mostrata nella sua potenza e delicatezza generando un senso di pace nello spettatore.
Testo di Erika Carbone

Foto di Erika Carbone
ULTIMO APPUNTAMENTO:
Outdoor Dance Floor | Salvo Lombardo/Chiasma – Palazzo Biscari, h.21:00.
La danza come spazio di liberazione
Con Outdoor Dance Floor di Salvo Lombardo/Chiasma si è conclusa l’edizione 2025 del Catania Contemporanea FIC Fest. Un appuntamento finale che ha trasformato il salone da ballo di Palazzo Biscari in uno spazio di incontro, libertà e vibrazione collettiva.
Le luci si affievoliscono, una melodia si insinua nell’aria e due figure – un uomo e una donna – avanzano lentamente. I loro atteggiamenti sono solenni, gli abiti lunghi ed eleganti richiamano l’eleganza barocca “senza tempo” del palazzo. Per un istante, il pubblico è trasportato altrove. Poi, il cambiamento: una pulsazione techno irrompe e ridefinisce l’atmosfera. I danzatori – Salvo Lombardo e Daria Greco – si muovono con gesti semplici e spontanei, come in un club, guidati da un’urgenza liberatoria. Le luci a led poste al pavimento si accendono a intermittenza a ritmo sempre più accentuato finché il salone diventa un dance floor. Gli abiti ottocenteschi cedono il posto a costumi trasparenti e ricamati, così sguardi e movimenti si rivolgono al pubblico con tono ammiccante e complice.
Outdoor Dance Floor si costruisce su sequenze di movimento sostenute dalla pulsazione ipnotica di un live dj set, in cui sonorità elettroniche si fondono con techno, synth pop, R&B e innesti sinfonici. Il momento culminante è l’invito rivolto agli spettatori: salire in scena, ballare, diventare parte dell’azione. Non più solo osservatori, ma protagonisti di un’esperienza condivisa. È qui che si coglie il senso profondo del lavoro di Lombardo: creare ambienti fluidi dove la danza diventa linguaggio di affermazione e libertà. Così il Catania Contemporanea FIC Fest si congeda dal suo pubblico, celebrando il corpo, il desiderio e la gioia collettiva.
Una festa, certo, ma anche un atto politico: libero, audace, necessario.
Testo di Sara Chiarello

Foto di Erika Carbone
Supervisione dei testi di Sofia Bordieri






