PRIMO APPUNTAMENTO:
Videoproiezione e incontro con Stefano Tomassini, Roberto Zappalà e Maurizio Leonardi – Scenario Pubblico, h.18:30

OB/SOL.um (2002) | Compagnia Zappalà Danza
Dopo l’incontro abbiamo intervistato Roberto Zappalà con alcune domande sul lavoro.

Cosa ha spinto a ripresentare OB/SOL.um dopo oltre vent’anni e cosa resta per lei oggi, come artista e come uomo, di quell’esperienza?
Non è stata solo una mia iniziativa ma di Sofia che insieme a Eros lavorano nell’archivio del repertorio storico della compagnia. Ogni anno per il FIC Fest viene riproposta un’opera del passato e OB/SOL.um è stata scelta in questo contesto. Di quell’esperienza mi resta una stratificazione di sensazioni e riflessioni: non c’è un elemento preciso, ma è parte del mio percorso artistico. Anche se sembra lontana, è ancora presente dentro di me e influisce su ciò che farò in futuro.

OB/SOL.um mette a fuoco la seduzione come dinamica anche di potere tra individui e oggetti. In che modo questo tema si sviluppa nella performance e che significato assume oggi, in un’epoca iper-tecnologica e materialistica?
All’epoca la tecnologia era meno invadente di oggi, ma già si sentiva il bisogno di riflettere su certi meccanismi sociali. Nel lavoro volevo ribaltare la visione del disabile, non come figura marginale, ma come protagonista. In un’epoca che esalta l’estetica e l’individualismo, volevamo ridare centralità a corpi spesso esclusi, facendo emergere la loro forza espressiva e umana.

In che modo la scelta del video, rispetto a una performance dal vivo, valorizza o trasforma il messaggio dell’opera?
Il video in OB/SOL.um era fondamentale. Non c’era una coreografia strutturata, ma molta improvvisazione: ho voluto che la danza facesse un passo indietro, lasciando spazio a un corpo meno “abile” ma comunque centrale. Il video, con la sua drammaturgia visiva, ha reso questo messaggio più chiaro e potente.

Intervista di Ylenia Cinquemani

SECONDO APPUNTAMENTO:
Ti ricordi il futuro? | YoY Performing Arts
Fin che ci trema il cuore | Michael Incarbone
Scenario Pubblico, h. 21:00

IL TEMPO GIOCA CON I RICORDI
Ti ricordi il futuro? è una coreografia di YoY Performing Arts (Emma Zani e Roberto Doveri entrambi in scena) intensa e poetica che trasforma il tempo in un campo emotivo. I movimenti dei danzatori leggeri e contenuti trasmettono un senso di spensieratezza, evocando gestualità passate come giochi infantili e ricordi sbiaditi. Questi gesti dell’infanzia riportano i corpi a una dimensione passata, sospesa, quasi perduta perché ormai adulti. La luce e i silenzi, studiati con cura, mettono in risalto ogni movimento, valorizzando i danzatori e creando un’atmosfera onirica. La musica, limpida e con pochi scambi di tonalità, si intreccia con delicatezza alle voci dei bambini, aggiungendo profondità emotiva. In scena per tutta la durata campeggiano due grosse tele raffiguranti corpi di bambini: sono le opere dell’artista Valerio Berruti sospese in aria sopra i corpi dei due performer. Le tele guidano lo spettatore a comprendere il senso della creazione. È una danza che sospende nell’indeterminatezza dei ricordi (perché ormai passati) ciò che vorrebbe (ma non può) dire. Un lavoro delicato ed effimero che invita a immaginare ciò che verrà.

Testo di Erika Carbone

Foto di Diletta Di Benedetto

 

L’ILLUSIONE DEL GESTO, LA VERITÀ DEL MOVIMENTO
Fin che ci trema il cuore è una coreografia di Michael Incarbone costruita su movimenti circolari, morbidi e continui: a volte lenti e leggeri, altre veloci e intensi. Le danzatrici (Erica Bravini e Marina Bertoni) si muovono con grande fluidità, creando un ritmo serrato ed ipnotico agli occhi dello spettatore. In scena tra duetti e assoli sempre potenti e ariosi, si alternano momenti in cui l’uso di lunghe aste di metallo tenute in mano e mosse in aria creano illusioni ottiche fendendo lo spazio attorno. Un ambiente sonoro elettronico accompagna tutta la performance non solo per avvolgere i corpi in scena ma per costruire uno spazio-tempo sospeso, indefinito, quasi fantasmagorico. Le luci disegnano, nascondono e disvelano i corpi delle performer che in scena sfuggono di continuo tra presenza e assenza eterea (grazie ai costumi blu che modificano le linee dei corpi); dal bianco al rosso, dal blu al buio completo, le luci fanno vibrare ogni gesto valorizzando l’energia ondulatoria della danza. A conclusione una serie di suoni come provenienti da un oceano immergono le danzatrici impegnate a camminare sospese e in bilico, con le aste di metallo poggiate sulla testa che restano visibili fino al buio completo. Una danza che trova equilibrio tra caduta e abbandono dove lo spettatore resta libero di sentire e immaginare ciò che vuole.

Testo di Erika Carbone

Foto di Diletta Di Benedetto

Supervisione di Sofia Bordieri e Marco Fichera

Leave a Reply

it_ITItalian