LA GIARA

Prima assoluta

12 giugno 2019 | Stagione di Opera&Balletto del Teatro Regio di Torino

Anno

2019

Durata

40 min

“La giara è un paradosso: al suo interno siamo tutti imprigionati ma al contempo è il luogo dove ci sentiamo protetti e al riparo; è “luogo” d’osservazione privilegiato. Forse solo dalla giara si può vedere veramente il mondo.”

La Giara è una creazione di Roberto Zappalà, realizzata su commissione del Teatro Regio di Torino. Creazione in atto unico liberamente ispirata all’omonima novella di Luigi Pirandello, lo spettacolo vede protagonisti undici interpreti maschili, su partitura musicale di Alfredo Casella. Il debutto al Teatro Regio è stato proposto in una serata condivisa con l’opera Cavalleria Rusticana.

La giara é un paradosso, segno di una contraddizione forse insanabile. Dentro la giara siamo tutti imprigionati ma al contempo è il “luogo” d’osservazione privilegiato, dove ci sentiamo protetti e al riparo, dove la visione del mondo è paradossalmente non limitata, ma più corretta e “precisa”, libera dai bruscolini della visione di ogni giorno. Per osservare e vedere il mondo senza impurità, come fosse la prima volta, bisogna osservarlo da un punto di vista nuovo. (Zi’ Dima: “…Girate (la giara) fino a quando io non vedo negli occhi la luna…Quant’è bella questa luna, mi sembra un secolo che non la vedo…”)

Solo in determinate condizioni si vede veramente e per farlo è necessario un punto di vista, un’angolazione diversa.

La pancia è quindi una prigione, ma una prigione non solo accettata ma anche dalla quale non si vuole più uscire; come se solo dentro la giara-prigione si potesse raggiungere la felicità. La giara è per Zi’ Dima come la Fortezza di Parma per Fabrizio del Dongo.

La pancia è direttamente collegata alla bocca e la giara è la bocca del vulcano.  È l’Etna dispensatore di morte e distruzione e al contempo benefica madre che predispone il suolo alle future coltivazioni.

La giara è in definitiva come il palcoscenico nel monologo di Macbeth, al cui interno tutti viviamo nelle nostre contraddizioni.

5° tappa del progetto re-mapping Sicily di Roberto Zappalà 

creazione in atto unico liberamente ispirata all’omonima novella di Luigi Pirandello
musica di Alfredo Casella
regia, coreografia e scene Roberto Zappalà
drammaturgia Nello Calabrò
costumi Veronica Cornacchini e Roberto Zappalà
orchestra e tenore del Teatro Regio Torino
direttore d’orchestra Andrea Battistoni
danzatori Compagnia Zappalà Danza: Adriano Coletta, Filippo Domini, Ruben Garcia Arabit, Alberto Gnola, Marco Mantovani, Gaetano Montecasino, David Pallant, Dario Rigaglia, Junghwi Park, Adriano Popolo Rubbio, Erik Zarcone
foto Andrea Macchia

Nuovo allestimento Scenario Pubblico CZDCentro Nazionale di Produzione della Danza

in collaborazione con il Teatro Regio di Torino con il sostegno di MIBACT e Regione Siciliana Ass.to del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo

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