Noi non ci invitiamo l’un l’altro per mangiare e bere semplicemente, ma per mangiare e bere insieme (Plutarco). Su questa citazione si innesta il concept dell’ultima creazione di Ocram Dance Movement che immerge la visione in uno spazio “altro”, alieno, completamente arancione.

La scena si apre con un sottofondo sonoro di dialoghi estrapolati da diversi film italiani. Si tratta, a giudicare dal rumore di piatti e bicchieri e dal brusio allegro e confuso di voci e risate, di scene conviviali vissute a tavola. Uno scenario che ben si adatta alla protagonista iniziale di Finger Food. Quest’ultima è una grande tavola posizionata al centro del palco, imbandita nel dettaglio e pronta ad accogliere la vitalità di chi siederà a mangiare, come è consuetudine fare, insieme alla piacevole compagnia di chi avrà accanto. Ma in questo caso la realtà non corrisponde all’apparenza…

Come capiremo più avanti, questa tavola rappresenta soltanto il ricordo di un’epoca passata, dove quell’immagine conviviale precedentemente descritta avviene quotidianamente. I cinque danzatori, Rachele Pascale, Paola Tosto, Rebecca Bendinelli, Ismaele Buonvenga, Nunzio Saporito, che vedremo in scena, abitano un “pianeta X”, un non luogo sconosciuto, lontano dalla Terra, privo di spazio e di tempo, asettico e ambiguo come i danzatori stessi che indossano costumi dal taglio diverso ma anch’essi arancioni. I danzatori-personaggi appaiono privi di emozioni e personalità, sono distanti seppur fisicamente vicini. I loro sguardi sono persi nel vuoto come alla ricerca di un “oltre” irraggiungibile. Sembrano, infatti, aver eliminato qualsiasi ricordo di avvenimenti e abitudini passate, come la gioia dello stare insieme e della condivisione. È proprio questo ciò a cui assistiamo durante l’avvio dello spettacolo, quando i due danzatori si apprestano a svuotare la tavola imbandita e tutto ciò che la abbellisce. 

Foto di Serena Nicoletti

Ciò che resta è un tavolo spoglio del quale i personaggi faticano a individuare la funzionalità. L’incomprensione, la non riconoscibilità di uno degli oggetti più comuni della quotidianità, è ciò che muove i danzatori che includono il tavolo, sfruttandolo in modi poco comuni e convenzionali, danzando con e grazie ad esso, trasformandolo, quindi, in un sesto danzatore. 

Significativo è il fatto che gli abitanti di questo “pianeta X” si ritrovino spesso ad orbitare attorno al tavolo senza mai concedersi un attimo per sostare accanto ad esso. Questa immagine ricorda la dinamica comune di un buffet, durante il quale gli invitati ruotano intorno alla tavola senza fermarsi a sedersi insieme per condividere un importante momento di vita, quale è il pasto. La definizione del cibo che viene servito durante queste occasioni corrisponde al finger food, letteralmente cibo da dita, poiché tenuto nelle mani e consumato in piedi. La freddezza che permea il loro modo di fare e di muoversi, caratterizzato da movimenti veloci e meccanici accompagnati da musiche “futuriste”, viene annientata di tanto in tanto come da dei bug.
Sono dei momenti in cui quelle forme rigide e apatiche che i loro corpi avevano assunto si sciolgono, poiché pervase dal calore di un ricordo inconscio e lontano, di un passato ricco di vicinanza e condivisione. Questi “errori”, che ostacolano il fluire dei movimenti, possono anche essere interpretati come dei flashback durante i quali i personaggi ritrovano o ricordano – tra i cinque sensi primordiali – l’olfatto e il gusto, attraverso delle ripetute espressioni facciali di piacere o disgusto, relative a pietanze assaporate nel loro vissuto precedente.
Il tatto e la vista non riaffioreranno autonomamente nel loro inconscio bensì sarà un personaggio esterno a stimolarne la ricerca, definito nella sinossi “astronauta-messia”.

Foto di Serena Nicoletti

Questo personaggio, nativo del pianeta Terra, una volta approdato sul “pianeta X” sarà in grado di risvegliare i sensi nella memoria dei personaggi, i quali riscopriranno il piacere del contatto umano, della vicinanza tra i corpi e gli animi, dell’intesa nello scambio di sguardi, dell’affetto e della cura che c’è nella consapevolezza della presenza di chi ci sta intorno.
Alla graduale restituzione della memoria sensoriale corrisponde quella della memoria pratica dell’imbandire la tavola, processo rappresentato come un vero e proprio rituale di gruppo, svolto con profonda attenzione e precisione. L’ultimo dei sensi a risvegliarsi nei protagonisti è l’udito. Ciò avviene attraverso una particolare scelta musicale, il brindisi de La Traviata di Giuseppe Verdi. 

“Libiamo, ne’ lieti calici” è un chiaro invito a gioire in compagnia del piacere del vino, della tavola, degli altri, in convivialità. E’ il piacere dello stare assieme, quindi, scegliendo di condividere momenti preziosi con le persone a noi care, seduti intorno ad una tavola imbandita come quella presente della scena finale, uguale a quella iniziale. La differenza, però, è che stavolta i cinque danzatori si fermano e brindano, coinvolgendo anche le persone nel pubblico innalzando i calici verso di loro, alla memoria risvegliata e all’allegria ritrovata.
Finger Food è uno spettacolo adatto a più pubblici, dai grandi ai più piccini, grazie alla sua narrazione molto didascalica. Le molteplici tematiche tradotte in danza, infatti, vengono presentate agli spettatori in maniera diretta, senza misteri o giri di parole. All’interno dell’ambientazione ricercata si sviluppa una tematica importante, entro cui sono presenti momenti comici, un po’ “out of context”, in grado di strappare una risata al pubblico, rendendo le sequenze meno ripetitive e più interessanti. 

a cura di Alice D’Urso

Idea e coreografia di: Marco Laudani e Claudio Scalia | Regia di: Marco Laudani, Claudio Scalia con la collaborazione di Sergio Campisi | Drammaturgia di: Marco Laudani con la collaborazione di Noemi Privitera | Produzione: ocram dance movement con la collaborazione di Scenario Pubblico Centro di Rilevante Interesse Nazionale con il sostegno del Mic e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea” | Testi di: Sofia Bordieri e Noemi Privitera |Interpreti: Rebecca Bendinelli, Ismaele Buonvenga, Rachele Pascale, Nunzio Saporito, Paola Tosto | Musiche di: Iva Bittová & Paolo Angeli, Travis Lake, Giuseppe Verdi | Registrazione e montaggio voce di: Irene Quirós | Costume designer:Adriano Popolo Rubbio |Realizzazione elementi di scena: Luigi Pattavina e Laura Laudani (associazione creative non solo cartapesta) |Direzione tecnica: Sammy Torrisi

 

it_ITItalian