La gentilezza è una forma di intelligenza emotiva che ci permette di entrare in sintonia con gli altri e di creare relazioni positive.

— Umberto Galimberti

In questi tempi, parlare di “gentilezza” e trovarne traccia, specialmente nei talk show o per le strade delle nostre città, è diventato davvero difficile, quasi una sfida persa in partenza. Eppure, le mie ricerche mi portano a sapere che gli dei ne fecero dono all’umanità molto tempo fa. La gentilezza è quasi un valore eroico. La presenza delle Cariti, dee che diffondevano bellezza e grazia donando armonia e gioia all’umanità, era considerata un dono divino. Oggi, la gentilezza sembra essere percepita come debolezza, fragilità, contrariamente all’epoca mitologica in cui era una virtù, un segno di coraggio. Oggi, il coraggio si esprime con aggressività e arroganza.

Achille, non il mio meraviglioso cane Corso, che pure è un concentrato di dolcezza e gentilezza, ma l’eroico guerriero, era gentile persino con i suoi nemici. La civiltà degli antichi Greci, uno dei popoli più intelligenti e colti della Storia, sembra essersi smarrita, lasciando spazio alla barbarie, sia nelle parole che nei gesti. Mi stupisce come ci si possa scandalizzare per alcune scene dei miei spettacoli o di altri artisti, che magari escono dai canoni abituali, e non ci si indigni invece per la scarsa gentilezza del gesto quotidiano o per le indecenti immagini che quotidianamente ci propinano i media.La gentilezza dobbiamo intenderla come senso civico, come motore di progresso e di sviluppo umano, come generosità e altruismo – concetti che per Seneca si traducevano nel dovere di “offrire, accettare, restituire”.

Come potremmo arginare l’arroganza del nostro tempo, se non con la gentilezza stessa?

Viviamo in un mondo individualista, dove le relazioni umane dirette sono sempre più rare e ciò che fa notizia è di segno opposto. Spesso non riconosciamo il valore dell’altro, a volte neppure la sua esistenza o addirittura il diritto di esistere, e questo ci spinge verso l’egoismo e l’arroganza. La gentilezza è una meta, un valore da raggiungere per maturare. Forse dovremmo sforzarci di ragionare in termini di “noi” e non di “io”, abbandonando i modi usati nel passato – da caverna : siamo un’unica famiglia umana.

Per me, che uso il corpo dei danzatori per esprimermi – un corpo che nella sua natura è intriso di gentilezza nelle sue forme omogenee, morbide e armoniose – è impossibile non evocare la circolarità delle tre Grazie, simbolo di quell’unione che più la pratichiamo, più la società evolve. Dobbiamo essere grati alla vita e alla natura: per questo dobbiamo essere gentili. “Non conosco nessun altro segno nell’uomo che essere gentile” (L.V. Beethoven). La gentilezza dovrebbe essere il valore al di sopra di ogni altro attributo umano. È il metro con cui dovremmo valutare le nostre azioni, la nostra esistenza e quella degli altri.

Mi auguro che la nostra presenza in questa città contribuisca a far comprendere l’importanza della gentilezza e spero che la troviate sempre in tutti i miei meravigliosi collaboratori.

Buona stagione

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