In una taverna dell’Andalusia, una giovane gitana intenta a danzare sopra un tavolo, attira, con movenze sempre più seducenti e affascinanti, l’attenzione di un gruppo di uomini che si affolla attorno a lei in un crescendo persistente e violento di uno stato di clamore ed eccitazione, sempre più incalzante tanto quanto lo sono i suoi movimenti e la musica che la accompagna.
Con questo soggetto, Bronislava Nijinska (sorella del celeberrimo coreografo dei Ballet Russes Vaclav Nijinsky) presentava, all’Opera National de Paris il 22 novembre 1928, la prima della sua opera magna, Boléro, che venne interpretata dalla danzatrice Ida Rubinstein, sulle note del grande compositore Maurice Ravel.
Dopo di lei, molteplici sono stati i coreografi di un certo calibro (tra cui Pina Bausch, Maurice Béjart, Sidi Larbi Cherkaoui e, nella scena nazionale, tra gli altri Roberto Zappalà, Michele Merola e Francesca Pennini) ad aver tratto ispirazione da questo capolavoro per elaborarne una propria versione.
È questo il caso del coreografo spagnolo Jesús Rubio Gamo (selezionato, nel 2017 e nel 2018, dalla piattaforma Aerowaves come uno dei giovani coreografi più rilevanti d’Europa) che con ben dodici danzatori (donne e uomini), di cui sei della compagnia croata Zagreb Dance Company e sei della compagnia slovena Ek Knap, ha messo in scena la sua personale rivisitazione del grande classico intitolandolo Gran Bolero.
Discostandosi dal filo narrativo della versione originale del 1928, il coreografo pone il focus della sua creazione proprio su quella frenetica persistenza e sulla costante ripetizione del movimento e della musica, un loop che pare poter finire, ma che non finisce mai veramente.
Gran Bolero evoca relazioni e legami, rapporti tra un corpo e l’altro e tra più corpi simultaneamente, tra un gruppo e l’altro; richiama l’essenza di una comunità che cangia e muta di continuo affinché nessuno rimanga solo; una comunità, che trae forza da ognuno degli individui di cui è composta.
Essenziale l’utilizzo delle luci, che all’inizio hanno un ruolo protagonista nella scena. Una fila di faretti sul fondale è puntata dritta verso il pubblico che, leggermente abbagliato, scorge due gruppi di danzatori entrare e posizionarsi in fila nei rispettivi lati dello spazio scenico, e un uomo solo e illuminato dall’alto che si piazza al centro.
Vestiti con degli abiti quotidiani dai colori spenti e uniformi (che variano da quelli scuri come il bordeaux e il blu a quelli chiari come il rosa e il grigio), i danzatori, attraversano lo spazio camminando a uno a uno, e successivamente anche in coppia, accanto alla figura solitaria alternativamente posizionata al centro, accarezzandola leggermente con lo sguardo. Aumenta pian piano il numero dei danzatori che cammina simultaneamente in scena; ogni passo è un tutt’uno con il suono, un ritmo ben scandito e caratterizzato da un’andatura costante e sostenuta. Come uno sciame, il gruppo compatto si muovedisegnando traiettorie circolari, sicuro e consapevole di ogni azione e direzione. Ogni tanto qualcuno si distacca creando un momento individuale al centro della scena, per ritornare poco dopo al resto del gruppo che non cessa mai di muoversi alternando, a volte, corsa e camminata.

Si susseguono da qui dei brevi soli e duetti, in cui i danzatori danno vita a movimenti leggeri e quasi regali. Piccole sospensioni, contatto fisico estremamente delicato dei corpi, sorrisi accennati sono in netto contrasto con l’apatia e la rigidità dello sciame umano che continua a ronzare attorno, arrivando a volte a distanza ravvicinata con il pubblico.
Tutto ciò che accade al di fuori dello sciame è un piccolo germe di serotonina, un calore umano che cresce pian piano e che si accende e prende vita solo al contatto tra un corpo e l’altro.
La musica diventa via via più incalzante e, di conseguenza, anche le corse e i movimenti. Si sussegue imperterrito un via vai di individui che passano da un gruppo all’altro o da una coppia all’altra. In sottofondo sentiamo che contano ad alta voce e che comunicano a vicenda informazioni tecniche di gestione dello spazio e del tempo, attuando così una grande incitazione di gruppo. I danzatori si richiamano a vicenda con gesti gentili e generosi, costruendo momenti di grande cura e attenzione nei confronti del prossimo; un forte senso di comunità.
Si sviluppa così un crescendo organico, ben dilatato in tutta la durata dello spettacolo, una ripetizione persistente dotata però di cambiamenti nella scena, nelle azioni e nel disegno coreografico, che non annoia e non stanca, ma al contrario tiene l’occhio dello spettatore sempre vigile, quasi gli sussurra che di lì a poco accadrà qualcosa.
Nel susseguirsi del movimento generale della massa e delle varie interazioni simultanee tra più persone, i danzatori si svestono a poco a poco, togliendo un capo alla volta, dettaglio che non si scorge facilmente, perché la ripetizione su cui si basa tutta la creazione, come un continuo loop, cattura lo spettatore come fa un pendolo, ipnotizzandolo.
Aumenta ancora l’intensità della musica, così come anche la connessione tra gli sguardi, a tratti passionali. Hanno luogo salti feroci, battiti di mani, prese furtive.
I danzatori hanno sempre meno vestiti addosso, alcuni sono completamente nudi, e l’energia del gruppo diviene sempre più potente. Un bacio. Le parole e le frasi brevi che si comunicavano a vicenda si trasformano in versi, urla tribali e primitive, si incitano, si spronano a non mollare, l’energia non si ridimensiona mai, al contrario, cresce ancora e ancora.

Ad un certo punto la frenesia si placa, i danzatori riempiono tutta la scena, chi completamente nudo e chi seminudo, si avvicinano lentamente verso il pubblico canticchiando la melodia del Boléro, con una spontaneità e innocenza sublime; è totalmente assente qualsiasi accenno di malizia. Ogni sguardo è diverso, personale, ma estremamente carico di intensità che difficilmente si contiene, arriva dritta al pubblico, che ne rimane travolto e al contempo affascinato, un attimo di sospensione generale.
Quelli finali sono secondi in cui mente e corpo dello spettatore sono totalmente coinvolti e stravolti da un mix di sensazioni ed energie, che si fondono con quelle degli artisti.
Un miscuglio impalpabile che spinge quasi il corpo di chi guarda ad alzarsi e avvicinarsi a loro.
Si instaura, così, un momento intimo, di relazione tra lo spettatore e il danzatore, che non dura però troppo, perché presto rinasce quell’imperterrita e vigorosa ripetizione, quel crescendo di movimento, suono ed energia universale che non ha fine.
Preziosa la naturalezza e l’umanità dell’atteggiamento dei danzatori, senza finzione e forzature, puri nel modo di rapportarsi al pubblico e alla scena.
Un’opera che nella sua ripetizione ostinata muta continuamente, a volte quasi impercettibilmente, che stupisce e che si sviluppa con organicità e fluidità uniche, trasporta gradualmente lo spettatore in una dimensione surreale o forse, oserei dire, più reale e soprattutto più umana dell’odierna quotidianità.
Un elogio al corpo, in tutte le sue forme e varianti. Contro ogni pregiudizio e tabù. Un inno ai rapporti autentici, sinceri e sani…umani.
Gran Boléro è una pièce viscerale, carnale e di un’intensità struggente, ma allo stesso tempo anche estremamente preziosa e pura.
di Alessia Macchiarella
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GRAN BOLERO | 9-10 novembre 2024
Concept/Coreografia: Jesús Rubio Gamo | Assistente di Coreografia: Alicia Cabrero | Assistente di Coreografia in Slovenia/Croazia: Clara Pampyn | Interpretato da: En–Knap Group (Núria Capella Florensa, Mattia Cason, Tina Habun, Davide Lafabiana, Tamás Tuza, Carolina Alessandra Valentini) & Zagrebački plesni ansambl / Zagreb Dance Company (Luna Lilek, Nika Lilek, Silvija Musić, Endi Schrötter, Linda Tarnovski, Karlo Topolovec) | Musica: José Pablo Polo, basata sulla musica “Boléro” di Maurice Ravel | Design luci: Leon Curk, basato sul design originale delle luci di David Picazo | Costumi: Katarina Markov (Atelje d.o.o.) | Direttori delle prove: Ana Štefanec Knez, Petra Valentić | Fotografia e Trailer: Andrej Lamut, Jelena Janković | Editoriale/testo: Dražen Dragojević | Produzione: En–Knap Productions & Zagreb Dance Company | Anno di prima: 2023





