Igor x Moreno, compagnia con base a Sassari, in Sardegna, ha presentato nel week end 13-14 dicembre lo spettacolo Karrasekare nell’ambito della stagione Gentilezza di Scenario Danza. Igor Urzelai Hernando, originario dei Paesi Baschi, e Moreno Solinas, di Sassari, iniziano la loro collaborazione nel 2012 con lavori che da principio sono stati esclusivamente creati e performati da loro.

Nel corso degli anni, tuttavia, i due performer si sono aperti a nuove collaborazioni; la “x” del nome della compagnia Igor x Moreno, infatti, sta proprio a indicare la coralità della conformazione del gruppo. Esempio di tale espansione è lo spettacolo portato in scena a Catania che vede in scena sette interpreti che agiscono e abilitano le forme, i ritmi e le energie strabordanti del rituale precristiano.

Karrasekare è l’esito di una lunga frequentazione di diversi carnevali in Sardegna e nei Paesi Baschi, in particolare quelli che ancora oggi sfuggono a standardizzazioni e che quindi risultano meno folcloristici. In questi momenti di festività, il tempo quotidiano si arresta per dare spazio al “caos” che ha come diretta conseguenza la messa in discussione dell’equilibrio comunitario. Karrasekare riabilita in scena l’energia captata nelle piazze e nelle strade in un contesto teatrale, al fine di «assorbire l’essenza del contesto e portarla dentro la scrittura drammaturgica dello spettacolo», come spiegato da Moreno Solinas durante l’open door di giovedì scorso.

Per approfondire la conoscenza sul tema e addentrarcill’interno del processo creativo, abbiamo avuto l’occasione di confrontarci con i coreografi, Igor Urzelai Hernando e Moreno Solinas.

Foto di Cosimo Trimboli

Durante l’open door di giovedì al CUT (Centro Universitario Teatrale dell’Università di Catania), avete detto che, per la realizzazione di Karrasekare, vi siete ispirati al rito. Lo spettacolo, dunque, come prende spunto dalla festività rituale? Come si è sviluppato il lavoro di creazione?

Moreno Solinas: Si, Karrasekare prende ispirazione dal rituale. Il processo creativo è stato parecchio lungo. È iniziato grazie ad una passione personale mia e di Igor in quanto ogni anno, per parecchi anni, siamo andati a visitare diversi rituali, diverse feste carnevalesche. Poi abbiamo avuto l’idea di iniziare a creare uno spettacolo a partire da questo input e il processo è durato quattro anni. Abbiamo avviato allora un progetto laboratoriale per professionisti e professioniste sarde, per conoscere a fondo la scena locale. Poi, l’anno successivo, abbiamo fatto una prima residenza con il gruppo scelto. L’anno dopo ancora ci siamo immersi-e in otto settimane di ricerca per poi, entrare con l’annualità seguente nella produzione vera e propria. Si tratta di uno spettacolo diverso rispetto ai nostri precedenti che presenta molti elementi scenici, molti meccanismi e quindi per noi si trattava di un mondo nuovo da scoprire.

 

Da dove è nato l’interesse di approfondire e filtrare con i vostri occhi il tema del rituale, focalizzandosi sulle feste carnevalesche locali?

Moreno Solinas: Il nostro lavoro parte sempre da un nucleo concettuale, da un’idea, una sensazione, un’immagine che vogliamo evocare. A partire da questo nucleo centrale si sviluppano poi il linguaggio di movimento e le decisioni rispetto allo spazio e agli oggetti scenici. L’idea della creazione viene dal fatto che le feste pagane sono dei rituali, così come il teatro è un rituale. Proprio qui abbiamo trovato una connessione fra gli eventi che succedono in piazza o nelle strade e quello che noi usiamo da tanti anni come nostro mezzo espressivo. Nel carnevale, abbiamo trovato un tipo di meccanismo per liberarci da stereotipi, preconcetti, strutture sociali; un modo per smontare la “routine” di tutti i giorni. Dunque, abbiamo voluto utilizzare il carnevale come ispirazione per uno spettacolo teatrale che provi a restituire al pubblico una visione del mondo che non è il mondo che già conosciamo, ma un mondo che possiamo immaginare o inventare.

In che modo ciò che avete visto durante gli anni nell’ambito delle feste rituali è entrato nel lavoro fisico della produzione? Come siete riusciti a portare in scena quell’energia?

Igor Urzelai Hernando: Sicuramente ci sono delle azioni viste nei rituali che abbiamo scelto e voluto rivisitare. Ad esempio, in uno dei carnevali a cui abbiamo preso parte l’assurdità del rito avviene attraverso persone che piangono. Questo immaginario – al limite dell’osceno, del sessuale – che si mischia a quello della morte, entra in spazi tabù dell’assurdo che generano il divertimento proprio a partire da questo senso di imbarazzo. Piuttosto che provare a replicarle abbiamo cercato di capire come, nel contesto del teatro, queste azioni esistano e come sia possibile far emergere il senso di assurdità. Succede in maniera un po’ diversa rispetto alle modalità in piazza. L’obiettivo comunque era quello di evocare, a partire da un lutto, un’immagine ambigua che da strana diventa assurda, divertente, potente, infine pericolosa, e che rimanda un po’ a quelle immagini per noi di riferimento.

Anche il percorso drammaturgico parte dal gelo, dal buio, dall’inverno più profondo, che poi però inizia a sciogliersi. La cosa che hanno in comune quasi tutti i rituali su cui ci siamo ispirati è la ripetizione, il battito, il ritmo che può essere più o meno espressivo, più o meno fluido. In questo ritmo la ripetizione diventa importante sia per chi guarda, fungendo da portale d’accesso in questo mondo e in modo che qualcosa possa nascere.

Con quale messaggio o spunto di riflessione vi piacerebbe lasciare lo spettatore?

Igor Urzelai Hernando: Nel momento in cui creiamo sappiamo che la nostra responsabilità rispetto al significato del pezzo è limitata. Abbiamo degli istinti e dei desideri rispetto a quella che sarà l’esperienza del pubblico, ma sappiamo che poi ciascuno di voi verrà a vedere lo spettacolo col proprio bagaglio, con le proprie idee, con le proprie posizioni politiche. In generale, quindi, i nostri lavori lasciano parecchio spazio per il pubblico in modo che poi lo spettacolo possa risuonare soggettivamente. Proviamo a invitare il pubblico ad entrare in una sensazione di perdita, di lutto, di inverno per poi piano piano far crescere questa energia con numerose immagini lasciando molto spazio di interpretazione.

Di Marta Scalia

13-14 dicembre 2025 | Scenario Danza, Gentilezza

Regia e coreografia: Moreno Solinas e Igor Urzelai Hernando | Direzione di prove: Margherita Elliot | Interpreti: Marcella Mancini, Alessio Rundeddu, Matteo Sedda, Giulia Vacca, Maria Focaraccio, Igor Urzelai Hernando, Moreno Solinas | Consulenza drammaturgica: Simon Ellis | Musiche originali, sound design & tecnico del suono: Edoardo Robert Elliot | Scenografia e costumi: KASPERSOPHIE | Disegno Luci: Joshie Harriette | Relighter e tecnico luci: Angelo Sagnelli | Stage Manager: Matteo Maragno | Producer: Davide Pisano | Amministrazione: Anna Paola Della Chiesa | Prodotto da: S’ALA e The Place | Co-prodotto con Theatre De La Ville, Fuorimargine, Romaeuropa, Bora Bora e Theatrefestival Boulevard. In collaborazione con Toscana Terra Accogliente (con residenze a Anghiari Dance Hub e Armunia, e co-finanziamento di Fabbrica Europa), HKD – Croatian Cultural Centre | Co-commissionato da Cambridge Junction con supporto dello Stobbs New Ideas Fund | Con il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di Londra e NID Platform, e con lo sponsor di Viale s.r.l. | Con il sostegno di MiC – Ministero della Cultura, RAS – Regione Autonoma Della Sardegna, Fondazione Di Sardegna.

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