di Caterina Andò
Corriamo a perdifiato in uno spazio tempo che ci chiede, senza sosta, di travolgere persone e cose. Contano solo prontezza, reattività, assertività. La velocità, anzi la foga e la precipitazione, sembrano essere diventate la misura dei nostri traguardi. E invece li annullano nel vortice vuoto di una superficiale rapacità. A prevalere è tuttavia “la fretta, che l’onestade ad ogn’atto dismaga”, per dirla con Dante.
In questo contesto inquietante, che condiziona tutti e ognuno, scegliere di intitolare un cartellone di danza alla “Gentilezza” è una dichiarazione di intenti. È un invito, una resistenza, una possibilità. La gentilezza non è fragile, non è debole. È forza silenziosa, è attenzione, è cura. È quel gesto che riconosce l’altro, che apre uno spazio condiviso, che crea connessione. E non è forse Tersicore, per sua natura, l’arte del corpo e dell’incontro? E cosa può rivelare oggi nel raccontare – e praticare – la gentilezza?
Questa edizione, la ventiquattresima organizzata da Scenario Pubblico, nasce da una riflessione a lungo sedimentata che Roberto Zappalà ha elaborato con la sua sconcertante – ai più – libertà di pensiero. Un dialogo – anche molto dialettico – portato avanti da sempre con coreografi, danzatori, spettatori: come generare relazioni più umane attraverso il movimento? Come offrire al pubblico esperienze che non siano solo spettacolo, ma dialogo, empatia, scoperta? Come mettere al centro dell’azione artistica la qualità della sintonia con ciò che ci circonda?
Una meditazione che ha radici remote nel percorso ultraventennale dei cartelloni di Scenario Danza, costellato di temi che, a ben vedere, si rivelano veri e propri semi di gentilezza, di cui ora vediamo il raccolto. Negli anni, Roberto Zappalà ha costruito così un percorso ideale che ha saputo anticipare il concept odierno. Lo confermano le stagioni intitolate “Welcoming”, un invito aperto, un gesto d’accoglienza; “Sport”, dove i corpi si toccavano in forma di gioco, sfida, ma soprattutto rispetto; “Pensare”, riflessione come forma di cura dell’essere umano; “Eco”, ovvero risonanza, ascolto profondo, risposta; “Umanità”, collettività ma soprattutto condizione al centro di ogni relazione autentica; “Dare”, il gesto più prossimo alla gentilezza, fatto di offerta e dono. Costituiscono tutte tappe che conducono con coerenza e naturalezza alla stazione prescelta. Ogni parola, ogni programmazione, ha seminato un senso che oggi fiorisce in un gesto semplice e potente: essere gentili.
Emblematica appare allora la mission dell’ultima edizione del Catania Contemporanea FIC Festival, inaugurato lo scorso 29 aprile, Giornata Internazionale della Danza, con “Aspettando il Fuji”, la nuova produzione site-specific di Zappalà che ha trasformato un luogo urbano in una zona franca del linguaggio coreografico. Altrettanto significativa la vocazione alla performance collettiva, che nasce da laboratori partecipativi con la cittadinanza, nel segno dell’accoglienza e della trasformazione.
In questa visione il cartellone “Gentilezza” propone lavori di artisti, italiani e internazionali, che esplorano la dimensione relazionale della danza. Ci sono creazioni che parlano di tenerezza e conflitto, di fragilità individuali e collettive, altre che interrogano i gesti quotidiani come atti poetici. Alcuni spettacoli sceglieranno forse la prossimità con il pubblico, invitando a entrare nello spazio scenico, ad abbandonare la separazione tra chi guarda e chi fa. Altri si affideranno alla potenza simbolica del gesto, alla lentezza come atto radicale, alla delicatezza come forma politica.
Si parte da “Cultus” della Compagnia Zappalà Danza, che insiste sul rapporto tra corpo e sacralità, indagando la spiritualità e la connessione umana. “La Nef des Fols” della cie. toula limnaios esamina la follia come forma di libertà e autenticità, accettazione dell’altro. Il travagliato contesto antidemocratico del Maghreb è il comune denominatore di “Les Noces” e “Soyez le Bienvenu”, le due coreografie di Emilio Calcagno realizzate dalla francese Compagnie Eco in collaborazione con i danzatori algerini del progetto yallah danse!.
“Impostor” di Thomas Noone indaga l’identità e la vulnerabilità, invitando alla sincerità nelle relazioni, a partire da sé stessi. La forza della solidarietà e, al tempo stesso, la sua precarietà emergono sia in “Karrasekare” di Igor x Moreno, inerente i rapporti all’interno di una collettività, sia in “Femina” della Compagnia Abbondanza Bertoni che tratta di empowerment femminile. “Les Fleurs” di Balletto Civile celebra l’essenza e la bellezza della diversità. Infine, “Preludio”, “An Echo, A Wave” e “Alpha Grace” di Aterballetto esplorano la grazia, la risonanza e l’armonia che emozionano e uniscono.
“Gentilezza” è altresì una sfida alla produzione culturale: possiamo immaginare un modo diverso di organizzare e comunicare? Possiamo costruire un ecosistema artistico che metta al centro le relazioni e non solo i risultati? Crediamo di sì. E vogliamo farlo per il tramite della danza che da sempre ci insegna che ogni gesto, anche il più piccolo, ha un peso, un senso, un’eco. Un’eredità che Roberto Zappalà intende fra l’altro preservare e tramandare mediante un’azione avviata da tempo e rivolta alla conservazione e riproduzione del repertorio.
Parallelamente agli spettacoli in abbonamento e fuori abbonamento, la stagione prevede momenti di approfondimento e scambio con gli artisti, laboratori aperti, pratiche mattutine condivise, attività dedicate alle scuole e alle famiglie. Perché la gentilezza si apprende anche – e soprattutto – nella dimensione della prossimità, della trasmissione, del fare insieme.
Vi invitiamo a essere parte di questo viaggio. Con il corpo, con lo sguardo, con la disponibilità a guardare e ascoltare. Per incontrare l’altro e lasciarsi reciprocamente attraversare, senza schiacciare o essere schiacciati.






