Il 23 e 24 novembre abbiamo assistito allo spettacolo volto umano coreografato da Toula Limnaios con la collaborazione dei performer in scena Rafael Abreu, Daniel Afonso, Francesca Bedin, Laura Beschi, Félix Deepen, Karolina Kardasz, Amandine Lamouroux, Hironori Sugata.
La pièce è sin da subito molto suggestiva, presentando in scena una pila di manichini posticci, abiti quotidiani imbottiti e posti uno sopra l’altro, illuminati da una forte luce con la quale si scovano gli otto danzattori, tutti seduti al buio. La scenografia, quindi, crea nello spettatore una suspense non indifferente, una sensazione che cresce nel momento in cui lo spettacolo prende vita.

Una donna e un uomo su una sedia danno forma a una relazione attraverso una scrittura coreografica basata su partnering e manipolazione. Il loro contatto è vissuto a fondo, nonostante aleggi la consapevolezza di un annientamento reciproco che li porterà a separarsi bruscamente.
È un momento, questo, che tiene lo spettatore con il fiato sospeso, tra movimenti imprevedibili, decisi, ripetuti, avvolgenti e silenziosi insieme a una composizione musicale ben scandita e precisa distinta da un sentore di cupezza. Successivamente, la scena si illumina e siamo catapultati in una nuova visione: un gruppo di otto danzatori/individui, vestiti tutti nella stessa maniera, appaiono come privi di una percezione individuale. Alienati e costretti a muoversi in un insieme sempre uguale, con sguardi persi e espressività spente, evocano un’immagine che riflette perfettamente la società odierna.
La temperatura dell’ensemble diventa sempre più alienante, violenta, fredda, spietata e carente di empatia o singolarità; i corpi dei danzatori, infatti, immersi in queste qualità, si muovono nello spazio con dinamica, organicità e coordinazione peculiari dando vita a movimenti molto crudi, feroci.

La spietatezza e la violenza vengono percepite soprattutto in due momenti coreografici diversi. Nel primo, attraverso le coppie di danzatori – uomini e donne – si vive un trattamento brusco, duro e accanito verso il ruolo femminile (purtroppo una dinamica non lontana dalla realtà attuale). Per quanto violento possa sembrare però, questo momento è colmo di pathos e sensibilità, importanti e delicati, perché segni di una vera e propria richiesta d’aiuto, evidenziata ancor di più dal suono proveniente da due megafoni.
Il secondo momento è decisamente più personale e intimo; ogni danzatore emana l’impetuoso desiderio di liberarsi da una sorta di oppressione/costrizione dettata dalla società.
Avvertiamo una sensazione di annientamento interiore poiché gli interpreti, attraverso una qualità gestuale frenetica e ripetuta, si “strappano” la propria pelle, cercando di “rinascere” come nuovi individui, coinvolgendo ed estremizzando il tutto con le loro espressioni.
I danzatori vivono insieme quella sottomissione verso la società; tuttavia, ognuno di loro offre una propria interpretazione, un volto diverso, con il quale affronta e vive realtà parallela sempre più lontana e distaccata dall’umanità.
Un crescendo musicale conferisce alla scena ancora più suspense. In concomitanza, anche il movimento cresce diventando più ripetuto, narrativo, privo di pudore e portato al suo estremo. L’energia forte e diretta penetra lo spettatore, facendolo immergere tramite continui loop sia individuali che di gruppo in una sorta d’ipnosi.
Attraverso ciò è possibile individuare le debolezze che ogni essere umano riconosce, perché appunto vive. Debolezze di una società sempre più alienata e alienante che si dirige sull’orlo del baratro.
Volto umano è un esempio di come la violenza possa facilmente penetrare in ogni individuo, di come tutti siano facilmente influenzati e manipolati da determinati standard di cui siamo schiavi, di cui la stessa società ne è offuscata e dipendente. Gli otto danzatori hanno cercato di restituire queste sensazioni, immergendosi in un lavoro coreografico di un certo spessore, ma che in determinati momenti, poteva essere più asciutto ed essenziale per irrompere ancor di più nell’animo degli spettatori.
Con il fiato sospeso sino alla fine, si può dire sicuramente che il lavoro di Toula Limnaios è spunto di tante domande, riflessioni e consapevolezze.
Quanti volti dovremmo ancora indossare prima di riuscire a migliorarci?
di Elena Costanzo
volto umano | 23-24 novembre 2024
Concetto/Coreografia: Toula Limnaios | Musica: Ralf R. Ollertz | Danza/Creazione: Rafael Abreu, Daniel Afonso, Francesca Bedin, Laura Beschi, Félix Deepen, Karolina Kardasz, Amandine Lamouroux, Hironori Sugata | Assistenza: Alice Gaspari | Direttore tecnico/Design luci: Felix Grimm | Spazio/Costumi: Antonia Limnaios, Toula Limnaios | Tecnica luci e palco: Domenik Engemann | Touring/Cooperazioni: Marie Schmieder | Relazioni pubbliche: Sarah Böhmer | foto: Ralf Kokemüller, Dieter Hartwig
Spettacolo proposto nell’ambito del progetto utopia – european ensemble network for dance.
La cie. toula limnaios è supportata dal Senate Department for Culture and Social Cohesion, Berlino.






